Vangelo di Vangeli

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Il Libro

Gesù inchiodato alla croce



Insieme con Gesù venivano condotti a morte anche due malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero sul posto detto «luogo del Cranio», detto in ebraico Gòlgota, vicino a Gerusalemme, si fermarono e «gli diedero da bere vino mescolato con fiele»; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Prima crocifissero Gesù e poi i due malfattori: uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. Erano le nove del mattino. Dopo averlo quindi crocifisso, «si spartirono le sue vesti tirandole a sorte». E sedutisi, gli facevano la guardia.

Pilato stesso compose l’iscrizione e la fece porre sulla croce, in alto, sopra la sua testa, con la motivazione della sua condanna: «Questi è Gesù di Nazareth, il re dei Giudei». Il cartello era scritto in tre lingue: in ebraico, in latino e in greco. Molti Giudei lessero questa iscrizione e i sommi sacerdoti dissero allora a Pilato: Non devi scrivere: «Il re dei Giudei». Invece scrivi che lui ha detto: «Io sono il re dei Giudei». 

Ma Pilato rispose: «Basta, ciò che ho scritto, è scritto». Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!». Intanto uno dei malfattori che era stato crocifisso insieme con Gesù, insultandolo, gli diceva: «Non sei tu il Messia? Salva te stesso e noi!». Ma l’altro lo rimproverava e diceva: «Non hai proprio nessun timore di Dio ? Per noi due è giusto scontare il castigo per ciò che abbiamo fatto, lui invece non ha fatto nulla di male». Poi aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gesù gli rispose: «Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso».